INTERESSE DEL MINORE E BIGENITORIALITÀ: LA VOLONTÀ DEL FIGLIO NON BASTA DA SOLA
Con l'ordinanza n. 13981 del 13 maggio 2026, la Corte di Cassazione ha ribadito un principio di particolare rilevanza nelle controversie familiari: il superiore interesse del minore non può essere automaticamente identificato con la volontà espressa dal figlio, soprattutto quando il contesto familiare è caratterizzato da elevata conflittualità e da possibili condotte ostative di uno dei genitori nei confronti dell'altro.
La controversia riguardava l'affidamento di una minore e la regolamentazione dei rapporti con i genitori, residenti in città diverse. Nel corso del lungo contenzioso erano emerse accuse di comportamenti manipolativi e ostativi rispetto al diritto della figlia di mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori.
Dopo una precedente cassazione con rinvio, la Corte d'Appello era stata chiamata a rivalutare l'intera situazione familiare, tenendo conto non solo delle dichiarazioni della minore, ma anche dell'effettiva qualità delle relazioni familiari e delle esigenze di tutela della bigenitorialità.
Secondo la Cassazione, l'ascolto del minore costituisce uno strumento fondamentale, ma non può diventare l'unico parametro decisionale.
Il giudice è tenuto a esaminare in modo complessivo tutti gli elementi del caso, valutando:
- il contesto relazionale e familiare;
- il grado di conflittualità tra i genitori;
- l'eventuale presenza di condotte manipolative o ostruzionistiche;
- le conseguenze delle decisioni sullo sviluppo psicologico ed emotivo del minore;
- la concreta tutela del diritto alla bigenitorialità.
L'opinione del figlio deve quindi essere considerata e valorizzata, ma inserita all'interno di una più ampia valutazione del suo effettivo interesse.
Nel caso esaminato, la Suprema Corte ha ritenuto corretta la decisione della Corte d'Appello che aveva confermato il collocamento prevalente della minore presso la madre, accompagnandolo però con una serie di strumenti di tutela finalizzati a preservare il rapporto con il padre.
La pronuncia conferma un orientamento particolarmente significativo nelle cause di affidamento: il desiderio manifestato dal minore non coincide necessariamente con il suo interesse superiore.
Nei procedimenti caratterizzati da forte conflittualità genitoriale, il giudice deve verificare se le preferenze espresse dal figlio siano il risultato di una scelta realmente autonoma oppure siano influenzate dal contesto familiare.

