SUCCESSIONI: LA CASSAZIONE SEMPLIFICA L'ACCESSO ALLA GIUSTIZIA PER GLI EREDI LEGITTIMARI
Una recente pronuncia della Corte di Cassazione (ordinanza n. 20954/2025) ha segnato una svolta significativa nel contenzioso successorio: per avviare l’azione di riduzione non è più necessario dimostrare con precisione millimetrica l’entità del danno. È sufficiente una rappresentazione verosimile della lesione della quota legittima.
Quando, in sede ereditaria, un erede legittimario (coniuge, figli, ascendenti) risulta danneggiato da disposizioni testamentarie o donazioni effettuate in vita dal de cuius, può agire in giudizio per ottenere la reintegrazione della propria quota. Si tratta della cosiddetta azione di riduzione (art. 553 c.c.).
Finora, tuttavia, molti giudici rigettavano tali domande già in fase introduttiva se prive di una dettagliata prova economica della lesione, rendendo di fatto impraticabile la tutela per chi non disponeva di dati certi sul patrimonio ereditario.
La Suprema Corte ha ribaltato questo approccio formalistico, affermando un principio cruciale: non è necessario provare il danno in modo definitivo per iniziare il processo, ma basta esporre fatti e circostanze che rendano plausibile la violazione del diritto successorio.
Nel caso in esame, gli eredi esclusi avevano documentato una forte sproporzione tra le donazioni ricevute in vita da un fratello e i beni residui nell’eredità. La Corte ha ritenuto sufficiente questo quadro indiziario per permettere l’avvio dell’istruttoria.
La Cassazione ha chiarito che l’azione di riduzione si articola in due fasi distinte:
Fase introduttiva – È sufficiente:
- indicare le disposizioni lesive (testamentarie o donative);
- allegare elementi concreti, anche presuntivi, che rendano credibile la lesione.
Fase di merito – L’onere probatorio pieno grava sull’attore, che dovrà:
- ricostruire il patrimonio del defunto (relictum + donatum);
- quantificare la propria quota legittima;
- dimostrare l’eccesso ricevuto dagli altri beneficiari.
La decisione valorizza l’art. 24 della Costituzione, riaffermando che il processo deve essere uno strumento per accertare i fatti, non una barriera selettiva. L’erede che sospetta una lesione potrà ora rivolgersi al giudice anche senza una ricostruzione patrimoniale completa, confidando nella successiva istruttoria – eventualmente supportata da consulenza tecnica d’ufficio.

