Articoli

OFFESE SUI SOCIAL: cosa rischia il titolare del profilo

Il fenomeno giuridico, avviato già da diversi anni, che vede la progressiva parificazione delle vicende reali a quelle virtuali si arricchisce di un nuovo capitolo. Con la sentenza n. 49506 del 27 ottobre la Cassazione, infatti, ha trattato le offese pubblicate da un profilo Facebook alla stregua di quelle provenienti da canali tradizionali sul presupposto che ogni profilo di un social network ha un titolare preciso individuabile sulla base di ciò che da questi viene postato e, in particolar modo, dalle sue foto. Nel caso di specie, un operaio dell’Ilva è stato condannato in primo grado e in appello dal Tribunale di Taranto per aver diffamato il proprio capo-reparto e a nulla gli è servito il ricorso alla Cassazione la quale, invece, ha confermato quanto avevano deciso le Corti di merito. Irrilevante, secondo i giudici, la mancanza della prova che l’imputato fosse autore materiale delle offese perché il titolare di un profilo social risponderebbe di tutto quello che dal profilo stesso venga pubblicato. L’unica difesa percorribile sembra allora la denuncia del furto di identità.