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DIRITTO DI FAMIGLIA: LE SPESE UNIVERSITARIE PER I FIGLI SONO SPESE ORDINARIE?

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 34100/2021, si è pronunciata in materia di spese universitarie affermando che le stesse sono prevedibili e quantificabili in anticipo, pertanto, non possono qualificarsi come straordinarie, essendo prive dei requisiti fondamentali di imponderabilità e imprevedibilità.

La giurisprudenza, infatti, ha effettuato una distinzione tra:

  1. a) gli esborsi diretti a soddisfare i bisogni ordinari del figlio, le cui caratteristiche sono la certezza e la prevedibilità, anche a distanza di tempo; tali spese sono integrative dell'assegno di mantenimento; sono fondate sul titolo giudiziale contenente la condanna alla corresponsione del contributo al mantenimento e per la loro refusione è sufficiente l'allegazione.
  2. b) le spese straordinarie in senso stretto sono «imprevedibili e rilevanti nel loro ammontare, in grado di recidere ogni legame con i caratteri di ordinarietà dell'assegno di contributo al mantenimento». Per la loro azionabilità occorre l'esercizio di un'autonoma azione di accertamento non essendo sufficiente il titolo giudiziale.

La Corte di Cassazione ha ribadito quindi la necessità di distinguere tra gli esborsi relativi alle necessità ordinarie dei figli, che esulano dall'importo dell'assegno ordinario di mantenimento e le spese straordinarie in senso stretto, e cioè gli esborsi imprevedibili, imponderabili ed economicamente rilevanti, da concordare con l'altro genitore, che richiedono, per la loro azionabilità, l'esercizio di un'autonoma azione di accertamento.